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lunedì 16 aprile 2012

Marcel Mauss revisited

Quel piccolo, preziosissimo e indimenticabile saggio scritto da Marcel Mauss nell'ormai lontano 1923 non smette di interrogarci e di fornirci chiavi di lettura per capire la storia e il presente. Grégoire Mallard, giovane professore della Northwestern University di Chicago, prova a rileggerlo ancora e a riconsiderare l'interpretazione maussiana in merito alla guerra, al debito e alle politiche di riparazione. In questo articolo appena pubblicato nella importante rivista Sociological Theory Mallard riprende il pensiero di Marcel Mauss rispetto al problema del debito che la Germania fu costretta a pagare per "riparare" i danni causati dalla Prima Guerra Mondiale e ritrova, in questo senso, l'ampio dibattito, purtroppo di feroce attualità, sulla gestione del debito tra paesi sovrani. Segnalo, tra l'altro, che l'autore prende spunto da un recente articolo di Mario Cedrini che trovate qui.
Riparazione e dono: un ulteriore spunto in vista del convegno di Palermo che vi ricordo si terrà il prossimo 9-10 novembre e che vede già aperta la call for paper.

mercoledì 1 febbraio 2012

Il rock del dono


Il "caso Celentano" e il dono del suo astronomico compenso per intervenire al Festival di Sanremo ci fornisce uno spunto interessante per riflettere (ancora!) sul dono e il mercato. Dono e mercato convivono da molti anni. Una lotta spesso sotterranea, invisibile; una convivenza talvolta difficile, ma portata avanti con rassegnazione e qualche volta con impennate d’orgoglio. E’ chiaro: il mercato, avido e assolutista vuole inglobare tutto, anche il dono, che tuttavia è troppo vecchio e malizioso per farsi prendere così facilmente.
L’idea di chiedere al mercato per poi donare è interessante, ma sembra tutta figlia del mercato. In un momento in cui di denaro ce n’è poco -quanto meno nelle tasche di coloro che devono pagare il canone televisivo- destinare cifre da capogiro a chicchessia per una ospitata televisiva appare francamente poco sopportabile e così l’interessato decide di ribaltare il fronte comunicando che “donerà in beneficienza”. Un atto che sembra avere qualche parentela con la filantropia, ma qualcosa stride con più forza, perché in questo caso non si sta davvero chiedendo al mercato, ma a una forma di Stato spesso mascherata e contaminata anch’essa (la Rai e le sue mille dimensioni). Forse basterebbe solo un po’ più di ordine e di equità.

giovedì 5 gennaio 2012

Il dono e la comunità spiegati da una bimba di sei anni

L'economia del dono è semplice, intuitiva, forse originaria. Ecco come la spiega una bambina di sei anni.
 Il 2012 potrebbe proprio partire da qui!
 Buon Anno a tutti!

giovedì 23 giugno 2011

Il volontariato e la logica del dono per Stefano Zamagni

Nel dibattito pubblico esistono due concezioni del volontariato.  Una additiva che lo vede come un  settore che si aggiunge agli  altri esistenti; una  emergentista per cui  esso è  una forma  di agire che modifica l'intera società.  In  quest'ultima ottica, il  dono non è più atto privato verso amici  ai quali si è legati da una
relazione a corto raggio, ma atto pubblico ad ampio raggio... continua qui

mercoledì 2 marzo 2011

Seneca

ecco alcuni brani significativi:

"certi doni si danno agli amici, certi altri agli sconosciuti; il dono diventa più prezioso -pur essendo sempre lo stesso- se inaugura una catena di relazioni" (III, XII, 1).

"Quel beneficio che si realizza nell'azione del donare è già contraccambiato se viene accolto con benevolenza; l'altro beneficio, quello che consiste nell'oggetto materiale, noi non lo abbiamo ancora ricambiato, ma vogliamo ricambiarlo. All'intenzione rispondiamo con l'intenzione; ma siamo ancora debitori di un oggetto, in cambio di un altro oggetto. Per questo diciamo che se la riconoscenza consiste nel  ricevere con buona disposizione d'animo, tuttavia prescriviamo anche di ricambiare il dono ricevuto con uno simile"(II, IIIV, 1).

"Non può chiamarsi beneficio quel che viene dato per lucro. "Darò tanto e riceverò tant'altro": questo è un mercato!" (IV,XIII,3).

"Se non donassimo che per riscuotere, dovremmo morire senza fare testamento" (IV,XI, 6).

"Non mi resta altro che ciò che ho dato" (Diatribe, IV).